Festival Internazionale del Giornalismo (Perugia, dal 21 al 25 aprile 2010)
“Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire.” (George Orwell)
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]” (Articolo 21 della Costituzione italiana)
Jacopo Paoletti
I “Figli di Orwell” siamo tutti noi
In questi giorni ho ricevuto molti vostri contatti: in chat, via email, su Facebook, su Friendfeed, direi ovunque nei miei account.
Incuriositi ma impauriti osservatori in privato e particolarmente attenti ma silenti lettori in pubblico. In ogni caso a me personalmente vicini, e questo mi fa ben sperare che stavolta il tutto non si esaurisca nel classico fuoco di paglia all’italiana.
Quello che comunque finora mi ha colpito particolarmente è sentirvi immersi in un entusiasmo nuovo, che probabilmente non percepivo da tempo, come di chi si sveglia ed era a lungo sopito, e questo sinceramente mi da molto coraggio (e credo anche ai miei “fratelli” in Orwell) per continuare con tutti, nessuno escluso, ciò che è solo appena iniziato.
Ma la domanda ancora aperta, ricorrente nei vostri messaggi, resta una: quali sono i nostri obiettivi, i fini ultimi, i progetti, come “Figli di Orwell”?
Mi piacerebbe potervi rispondere direttamente. Ma sarò sincero: francamente non lo so. O meglio, non posso mettere in una risposta mia, La Risposta completa a tutte le vostre domande, esigenze, bisogni, problemi. Perché da questo non so già dirvi cosa esattamente produrrà tutto questo, soprattutto le conseguenze e gli effetti ultimi.
Potrei già dire che semplicemente tutto questo non siamo più solo noi tre, ma è già parte di tutti noi. E’ da queste prime mille persone che possono partire le basi per qualcosa di nuovo, qualcosa che permetta (finalmente) di autodeterminarsi.
E’ possibile che gli spettatori di ieri diventino i protagonisti di domani? Questa è la vera domanda che dobbiamo farci, e ora è aperta a tutti noi.
Inutile dirlo, abbiamo un mezzo potente tra le mani come Internet, forse è arrivato il momento di usarlo davvero come megafono per la nostra voce, in ogni forma possibile. La Rete esce così dai blog, dai social network e diventa rete sociale reale, fatta di persone, di pensieri, di opinioni, di idee, che si scontrano e si fondono per qualcosa che probabilmente è ancora tutto da inventare.
Gabriele ha iniziato (e sintetizzato) con la metafora del viaggio di Ulisse. Ora è il momento che il timone passi nelle vostre mani.
Quello che potete fare da subito per tutti noi, “Figli di Orwell” è semplice:
1) Diffondere:
La nostra forza saranno le persone come noi: diffondete la nostra pagina fan su Facebook, il nostro Friendfeed, il nostro Twitter, e tutti i social network: ora è possibile essere veramente parte attiva di tutto questo!
2) Partecipare:
Proponete le vostre idee, date le vostre opinioni, criticate se possibile, ma non restate più a guardare, quello di cui non abbiamo bisogno è il disfattismo!
Non era mia intenzione essere completo ed esaustivo in questa sede. Ma è solo partendo da noi che possiamo iniziare a cambiare le cose.
Vi lascio con una frase tratta da 1984, di George Orwell:
”Era un solitario fantasma che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udita. Ma per tutto il tempo impiegato a proclamarla, in un qualche misterioso modo la continuità non sarebbe stata interrotta. Non era col farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare innanzi la propria eredità d’uomo.”
Probabilmente è l’ultima possibilità per tornare a Pensare, e quindi provare ad Essere. Forse è ancora possibile. Credo che ora dipenda da tutti noi.
Jacopo Paoletti
foto scattata da nome rimosso su richiesta dell’utente dei “Re del Popcorn” - layout di Jacopo Paoletti