Lunedi, Dicembre 13, 2010

E due più due fa sempre cinque.

Sei un tale sognatore
Da voler mettere a posto il mondo?
Io resterò per sempre a casa
Dove due più due fa sempre cinque
Giacerò lungo linee già tracciate
Mi mimetizzerò
Gennaio ha piogge d’aprile
E due più due fa sempre cinque
E’ il regno del diavolo, ora
Non c’è via d’uscita
Puoi urlare e puoi gridare
E’ troppo tardi, ormai
Perché
Non hai prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Non hai prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Non hai prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Non hai prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Cerco di cantare ma sbaglio tutto
Perché non sono capace
Perché non sono capace
Li schiaccio come mosche
Ma come le mosche, tornano a perseguitarmi
Perché non sono capace
Perché non sono capace
Tutti salutano il ladro
Tutti salutano il ladro
Ma io non lo sono!
Ma io non lo sono
Ma io non lo sono
Ma io non lo sono
Non mettere in dubbio la mia autorità, non mettermi sul banco degli imputati
Perché non lo sono
Perché non lo sono
Va’ dal re a dirgli che il cielo sta crollando
Quando non è vero
Quando non è vero
Quando non è vero
Quando non è vero
Forse no
Forse no

Radiohead - 2+2=5

Jacopo Paoletti

Lunedi, Maggio 3, 2010
No alla censura
“La lingua che si parla in Oceania si sta trasformando così in Neolingua, un nuovo linguaggio in cui tutte le parole hanno un’unica accezione che riducendo il significato ai concetti più elementari rende impossibile concepire un pensiero critico individuale. Con la creazione della neolingua il partito censura quindi l’utilizzo di molte parole, convogliando quelle sgradite (come ad esempio “democrazia”) nell’unico termine “psicoreato”: in questo modo diventa impossibile formulare, e a lungo andare anche solo pensare ad un argomento “proibito”. I semplici concetti che renderebbero discutibile l’operato del partito diventano inesprimibili. La stessa parola “psicoreato” va ben oltre il divieto di esprimersi, ma si spinge appunto a vietare anche solo di pensare  in modo divergente dai dettami del governo totalitario sotto il Grande Fratello.” (1984 - George Orwell)
Jacopo Paoletti
foto: idea e scatto di Jacopo Paoletti - artwork di nome rimosso su richiesta dell’utente

No alla censura

“La lingua che si parla in Oceania si sta trasformando così in Neolingua, un nuovo linguaggio in cui tutte le parole hanno un’unica accezione che riducendo il significato ai concetti più elementari rende impossibile concepire un pensiero critico individuale. Con la creazione della neolingua il partito censura quindi l’utilizzo di molte parole, convogliando quelle sgradite (come ad esempio “democrazia”) nell’unico termine “psicoreato”: in questo modo diventa impossibile formulare, e a lungo andare anche solo pensare ad un argomento “proibito”. I semplici concetti che renderebbero discutibile l’operato del partito diventano inesprimibili. La stessa parola “psicoreato” va ben oltre il divieto di esprimersi, ma si spinge appunto a vietare anche solo di pensare  in modo divergente dai dettami del governo totalitario sotto il Grande Fratello.” (1984 - George Orwell)

Jacopo Paoletti

foto: idea e scatto di Jacopo Paoletti - artwork di nome rimosso su richiesta dell’utente

Mercoledi, Aprile 28, 2010
In tempi di menzogna universale, dire la verità diventa un atto  rivoluzionario.
“Spacciare deliberate menzogne e credervi con purità di cuore, dimenticare ogni avvenimento che è divenuto sconveniente, e quindi, allorché ridiventa necessario, trarlo dall’oblio per tutto quel tempo che abbisogna, negare l’esistenza della realtà obiettiva e nello stesso tempo trar vantaggio dalla realtà che viene negata… Tutto ciò è indispensabile, in modo assoluto.”
“Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall’oblio per tutto il tempo che serva, negare l’esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile.” (Teoria e prassi del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein - da 1984 di George Orwell)
Jacopo Paoletti

In tempi di menzogna universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario.

“Spacciare deliberate menzogne e credervi con purità di cuore, dimenticare ogni avvenimento che è divenuto sconveniente, e quindi, allorché ridiventa necessario, trarlo dall’oblio per tutto quel tempo che abbisogna, negare l’esistenza della realtà obiettiva e nello stesso tempo trar vantaggio dalla realtà che viene negata… Tutto ciò è indispensabile, in modo assoluto.”

“Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall’oblio per tutto il tempo che serva, negare l’esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile.” (Teoria e prassi del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein - da 1984 di George Orwell)

Jacopo Paoletti

Giovedi, Aprile 15, 2010

La libertà è schiavitù

E’ il terzo ed ultimo dei tre slogan del Socing che compaiono in 1984.

“La libertà è schiavitù” è il pilastro del Socing che O’Brien spiega a Winston Smith durante una seduta di tortura per illustrare i fini del governo del Socing e del Partito. Secondo i dettami del Socing l’uomo libero è sempre condannato alla sconfitta e alla morte. Solo quando si sottomette all’entità collettiva ed eterna del Partito può divenire onnipotente ed immortale.

Inoltre come ogni concetto espresso dal Partito è soggetto a inversione di bispensiero, ovvero può divenire il suo contrario sia in senso logico che grammaticale, con un’inversione dei termini: “la schiavitù è libertà”.

Secondo Anthony Burgess, lo slogan significa - con un “paradosso involontariamente spiritoso” dell’ideologia del Socing - che “dover scegliere un nostro personale modo di vita è un fardello intollerabile. Il tormento della libera scelta è il rumore delle catene della schiavitù”.

fonte: Wikipedia

Filippo Piccini

Mercoledi, Aprile 14, 2010

L’ignoranza è forza

“Uno dei tre slogan del Socing in 1984. Essenzialmente questo slogan vuol dire che maggiore è la conoscenza di un individuo, tanto più esso è preda di dubbi e contraddizioni del pensiero. Tanto meno esso sa, quanto più egli sarà in grado di agire secondo i dettami del Partito.

La forza del Partito si basa sull’ignoranza nella quale riesce a tenere le masse: i prolet in un’abiezione semi animalesca, i membri del Partito nell’ignoranza auto-inflitta attraverso il bispensiero e i meccanismi di esso detti stopreato  e nerobianco, coi quali volontariamente rinunciano ad ogni forma di pensiero critico e si privano d’ogni conoscenza che non sia quella dichiaratamente ordinata dal Partito in quel dato momento.

Il controllo del passato - attraverso la censura assoluta esercitata nel presente immaginario del romanzo - è essenziale per completare lo stato di ignoranza in cui versano gli abitanti di Oceania: l’alterazione della memoria del passato è fondamentale per il mantenimento del potere del Socing perché impedisce al presente qualunque confronto coi tempi andati e soprattutto consente di far aderire il passato al dogma dell’infallibilità del Partito. Poiché il Partito non è nella realtà infallibile, si modifica la memoria del passato affinché esso coincida con l’ideologia del Socing. La falsificazione del passato è essenziale alla sopravvivenza del regime Socing in Oceania come le attività di repressione della psicopolizia.

Il potere del Socing infatti si basa ad un tempo sulla negazione della propria fallibilità (e quindi sull’assoluta ignoranza di essa) e dall’altra parte sulla capacità di imparare dai propri errori. La capacità di combinare gli opposti e farli esistere allo stesso tempo in cui li si nega è fondamentale per il Socing e lo si vede in ogni espressione del regime, dagli ossimorici nomi dei ministeri (“Ministero della Pace” che si occupa della guerra, “Ministero della Verità” che si occupa della menzogna sistematica etc.) non solo per una forma di ironia o di sadico compiacimento, ma soprattutto per dimostrare che è possibile affermare i contrari continuamente con un deliberato e continuo esercizio di bispensiero.”

fonte: Wikipedia

Filippo Piccini

Martedi, Aprile 13, 2010

La guerra è pace

“E’ uno dei tre slogan del Socing che compaiono nel romanzo 1984 di George Orwell. Gli slogan sono incisi sulla facciata del Ministero della Verità e vengono alternati all’effigie del Grande Fratello durante le proiezioni dei cinegiornali.

L’impossibilità sia di tornare ad un passato pre-industriale, sia di tener bassa la produzione mantenendo disoccupata una gran parte della popolazione - pena la vulnerabilità militare - fa sì che l’unico meccanismo possibile per impedire che l’eccedenza di beni e servizi venga usata per redistribuire ricchezza alla popolazione sia la guerra permanente. In questo senso la guerra non necessita nemmeno di essere combattuta materialmente per produrre i suoi effetti sulla ricchezza: gli armamenti prodotti possono essere consumati semplicemente smaltendoli per obsolescenza, senza aver sparato un sol colpo, come nel caso delle Fortezze Galleggianti o delle bombe atomiche, che tutti i contendenti possiedono, ma che nessuno usa più dagli anni Cinquanta.

Solo le bombe-razzo passano da uno Stato all’altro, colpendo indiscriminatamente le popolazioni e ricordando anche lontano dal fronte che la guerra è reale e materiale.

“La guerra è pace” dunque significa che lo stato permanente di conflitto fra i tre superstati è la condizione necessaria affinché il regime imperante in ciascuno di essi si perpetui. Nessuno dei tre Stati, infatti, avrebbe di che guadagnare da una vittoria sugli altri. D’altro canto, anche l’impossibilità di essere sconfitti permette l’applicazione del bispensiero e la negazione della realtà funzionali al mantenimento del potere anche contro ogni evidenza materiale.

Come ogni principio del Socing, “La guerra è pace” ha un significato ambiguo. Dal punto di vista materiale se i tre superstati si accordassero e decidessero una pace perpetua rinchiudendosi ermeticamente nei propri confini, il risultato sarebbe il medesimo. E così una pace perpetua sarebbe del tutto identica ad una guerra perpetua.”

fonte: Wikipedia

Filippo Piccini