Martedi, Aprile 27, 2010
Abbondanza/Abbandono Abbondanza è concetto abusato; da essa proveniamo e in essa, c’è da dire, solo prevediamo di farci polvere. Siamo nati così, senza una guerra: in accumulazione. Non ci immaginiamo neppure altrove: solo circondati. Abbondanza è anche concetto ambiguo, malizioso. Scambiata per diversificazione, varietà, accompagnata al progresso, è una discesa. Sfida la censura, cesura d’abbandono, attacca l’autorità ma perde d’autorevolezza. Porta con sé una coda di confusione, disillusione; dal molto all’infinito, occhi e bocca sbarrati in un muto urlo insapore. L’abbondanza è infine nemica di ogni singolo senso, confortata dall’illusione della sinestesia. Ad essa bisogna opporsi, con ogni facoltà e mezzo. Io ho scelto l’abbandono. L’abbandono è un passo che segue e precede un altro passo. Non si fa mano nella mano, non in compagnia. Chi abbandona lascia, ma si ritrova. Non in solitudine, concetto invece vago, attraversato da mille nervi di romantico compiacimento. La solitudine è un pianeta deserto. Fin quando ci sarà un sol uomo su questa terra, per quanto abusivo, non ci sarà solitudine. La solitudine è un racconto: va narrata. Perciò chi soffre di solitudine sarà sempre in cerca di pubblico. Abbandono: non solitudine, ma solitario. Appartenere a niente, a nessuno. Solo è chi affronta il vento da sé, chi lo prende in faccia, ho sentito dire. Può andare. Chi abbandona va, da solo. Andar da sé: andarsene. Presagio di quell’andarsene all’altro mondo: un altro mondo. Dove c’è scelta? Non so. Nell’abbondanza non c’è scelta, le possibilità affogano a voce alta, si grida per vendere, la merce stessa – corpo o sentimento – è urlo. Nell’abbandono non si perde, si lascia: questa è scelta. Una volta ti dissi: abbandono, lascio. Voglio me, voglio vedere che fine faccio. Marco Montanaromalesangue.wordpress.com - malesangue.tumblr.com
foto: DesertInsomniac

Abbondanza/Abbandono

Abbondanza è concetto abusato; da essa proveniamo e in essa, c’è da dire, solo prevediamo di farci polvere. Siamo nati così, senza una guerra: in accumulazione. Non ci immaginiamo neppure altrove: solo circondati. Abbondanza è anche concetto ambiguo, malizioso. Scambiata per diversificazione, varietà, accompagnata al progresso, è una discesa. Sfida la censura, cesura d’abbandono, attacca l’autorità ma perde d’autorevolezza. Porta con sé una coda di confusione, disillusione; dal molto all’infinito, occhi e bocca sbarrati in un muto urlo insapore. L’abbondanza è infine nemica di ogni singolo senso, confortata dall’illusione della sinestesia. Ad essa bisogna opporsi, con ogni facoltà e mezzo. Io ho scelto l’abbandono.

L’abbandono è un passo che segue e precede un altro passo. Non si fa mano nella mano, non in compagnia. Chi abbandona lascia, ma si ritrova. Non in solitudine, concetto invece vago, attraversato da mille nervi di romantico compiacimento. La solitudine è un pianeta deserto. Fin quando ci sarà un sol uomo su questa terra, per quanto abusivo, non ci sarà solitudine. La solitudine è un racconto: va narrata. Perciò chi soffre di solitudine sarà sempre in cerca di pubblico.

Abbandono: non solitudine, ma solitario. Appartenere a niente, a nessuno. Solo è chi affronta il vento da sé, chi lo prende in faccia, ho sentito dire. Può andare. Chi abbandona va, da solo. Andar da sé: andarsene. Presagio di quell’andarsene all’altro mondo: un altro mondo. Dove c’è scelta? Non so. Nell’abbondanza non c’è scelta, le possibilità affogano a voce alta, si grida per vendere, la merce stessa – corpo o sentimento – è urlo. Nell’abbandono non si perde, si lascia: questa è scelta.

Una volta ti dissi: abbandono, lascio. Voglio me, voglio vedere che fine faccio.

Marco Montanaro
malesangue.wordpress.com - malesangue.tumblr.com

foto: DesertInsomniac

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  1. postato da figlidiorwell