Figli di Orwell

Feb 21

intervistato.tumblr.com: Intervistato.com on Tumblr -

intervistato:

Con questo post Intervistato.com sbarca qui su Tumblr. Cosa è Intervistato.com? E’ un sito che propone interviste (ma non solo) realizzate in crowdsourcing, dove l’intervistato e le domande sono proposti dagli utenti. Diffondere la conoscenza partendo dal basso significa permettere una libera informazione. Questo per noi è social journalism, ed è quello che cerchiamo di fare. Su Tumblr, oltre a proporre i nuovi e i vecchi contribuiti dal blog, interviste, storify etc, cercheremo di postare o rebloggare quei contenuti che consentano uno sguardo sui fatti di casa nostra e del mondo, ma senza privarci dell’ironia di qualche uscita satirica o della profondità di una citazione d’autore e non. Se vorrete seguirci ne saremo felici.

Dic 13

[video]

Dic 02

L'Italia & la Rivoluzione (dei mediocri). -

jacopopaoletti:

Anche se questo Governo cadesse, i mediocri resterebbero comunque maggioranza nello stivale: ben ancorati nelle loro posizioni, vanificherebbero de facto ogni successivo (per quanto improbabile) sforzo collettivo.

Se però esiste una Rivoluzione possibile in questo Paese, essa dovrà essere almeno culturale (se non direttamente intellettuale): un Popolo infatti cronicamente ammalato di “neo-analfabetismo” non sarà mai in grado di strutturare una libera opinione (“conoscere per deliberare”), e nell’esercizio della democrazia troverà sempre chi saprà (in)degnamente rappresentarlo nelle sue peggiori virtù. 

Nov 16

[video]

Nov 13

"Non è vergogna aver fame, quando si è onesti." -

jacopopaoletti:

Paola Caruso

Paola, un’amica precaria del Corriere della Sera, è in sciopero della fame e della sete per il suo posto di lavoro.

paolacars:

Sciopero della fame e della sete, le prime 24 ore. 
Mi sento un po’ debole, ma sto bene. Oggi al telefono ho sentito qualche collega. Nessun altro. Al giornale lo sanno tutti e la direzione tace. Bene.
Spero che la mia protesta rappresenti la battaglia d’inizio di una guerra, la guerra dei precari che non accettano più di essere trattati da reietti.
Non so se riuscirò a far sentire la mia voce. Ci provo.

La citazione nel titolo è di Giuseppe Dessì.

Lug 02

California, United States of America, 1933
Capitolo 24 […] Il babbo e lo zio John stavano chiacchierando in un crocchio di uomini accoccolati davanti all’ufficio dell’amministratore. Il babbo diceva: <per un pelo non s’è trovato lavoro, oggi. Fossimo arrivati qualche minuto prima, ci prendevano. Ne avevano presi due proprio allora. E sapete cosa mi dice il padrone? Mi fa: ‘abbiamo ingaggiato dei lavoranti a venticinque cents; ne potremmo prendere altri, ma a venti cents; ditelo ai vostri compagni nell’accampamento’ >” Gli ascoltatori, accoccolati, si agitarono nervosamente. Un omone dalle spalle larghe, con un cappellaccio a larga tesa calato sugli occhi, si battè il pugno sul ginocchio ed esclamò: <Sempre la stessa storia, maledizione! E il male è che li troverà, prenderà dei morti di fame. Venti cents l’ora non bastano a sfamare una famiglia, ma quando si ha fame, s’accetta qualunque paga, piuttosto che niente del tutto. Se continua così, tra poco toccherà a noi pagare i padroni, per lavorare.> […]
[…]
Capitolo 26 […] <Sicuro, abbiamo fatto un dollaro e mezzo>. Un sordo silenzio riempì la tenda. Casey volto la testa verso l’ingresso, e guardò nel buio della notte. <Senti Tom,> disse infine. <Noi abbiamo lavorato nel ranch. Ci avevano preso a cinque cents. Eravamo in parecchi. Bè, ci hanno ridotto la paga a metà. E mica si può neanche mangiare con due cents e mezzo, e se poi ci son dei bambini…Così abbiamo protestato e loro ci han mandato via e ci han fatto piovere addosso un reggimento di sbirri . Adesso a voi pagano cinque cents, e va bene. Ma quando saranno riusciti a soffocare questo sciopero qui, ti credi che continueranno a pagare cinque?> <Non so,> disse Tom, < ora pagano cinque>. <Senti Tom. Noialtri s’è provato ad attendarci insieme, e ci hanno dispersi come porci. Ci hanno picchiati. Ci hanno trattati proprio come porci. Ma anche voi vi hanno messo dentro come un branco di porci. Noi non possiamo continuare lo sciopero ancora per molto, c’è della gente che non mangia da almeno due giorni. Che fai, conti di tornare dai tuoi stasera?><Penso di sì><Allora racconta a tutti come stanno le cose, Tom. Fai capire a tutti quanti che ci fanno morir di fame noi, non solo, ma fanno del danno anche a se stessi. Perchè è sicuro, quant’è vero Dio, che appena fanno tanto di liberarsi di noi, abbassano anche a voi la paga a due cents e mezzo.> […]
John Steinbeck “Furore”, 1939
Pomigliano, Campania, Italia, 2010 (?)
[…]
Fabrizio Cappuccini

California, United States of America, 1933

Capitolo 24 […] Il babbo e lo zio John stavano chiacchierando in un crocchio di uomini accoccolati davanti all’ufficio dell’amministratore. Il babbo diceva: <per un pelo non s’è trovato lavoro, oggi. Fossimo arrivati qualche minuto prima, ci prendevano. Ne avevano presi due proprio allora. E sapete cosa mi dice il padrone? Mi fa: ‘abbiamo ingaggiato dei lavoranti a venticinque cents; ne potremmo prendere altri, ma a venti cents; ditelo ai vostri compagni nell’accampamento’ >” Gli ascoltatori, accoccolati, si agitarono nervosamente. Un omone dalle spalle larghe, con un cappellaccio a larga tesa calato sugli occhi, si battè il pugno sul ginocchio ed esclamò: <Sempre la stessa storia, maledizione! E il male è che li troverà, prenderà dei morti di fame. Venti cents l’ora non bastano a sfamare una famiglia, ma quando si ha fame, s’accetta qualunque paga, piuttosto che niente del tutto. Se continua così, tra poco toccherà a noi pagare i padroni, per lavorare.> […]

[…]

Capitolo 26 […] <Sicuro, abbiamo fatto un dollaro e mezzo>. Un sordo silenzio riempì la tenda. Casey volto la testa verso l’ingresso, e guardò nel buio della notte. <Senti Tom,> disse infine. <Noi abbiamo lavorato nel ranch. Ci avevano preso a cinque cents. Eravamo in parecchi. Bè, ci hanno ridotto la paga a metà. E mica si può neanche mangiare con due cents e mezzo, e se poi ci son dei bambini…Così abbiamo protestato e loro ci han mandato via e ci han fatto piovere addosso un reggimento di sbirri . Adesso a voi pagano cinque cents, e va bene. Ma quando saranno riusciti a soffocare questo sciopero qui, ti credi che continueranno a pagare cinque?> <Non so,> disse Tom, < ora pagano cinque>.
<Senti Tom. Noialtri s’è provato ad attendarci insieme, e ci hanno dispersi come porci. Ci hanno picchiati. Ci hanno trattati proprio come porci. Ma anche voi vi hanno messo dentro come un branco di porci. Noi non possiamo continuare lo sciopero ancora per molto, c’è della gente che non mangia da almeno due giorni. Che fai, conti di tornare dai tuoi stasera?>
<Penso di sì>
<Allora racconta a tutti come stanno le cose, Tom. Fai capire a tutti quanti che ci fanno morir di fame noi, non solo, ma fanno del danno anche a se stessi. Perchè è sicuro, quant’è vero Dio, che appena fanno tanto di liberarsi di noi, abbassano anche a voi la paga a due cents e mezzo.> […]

John Steinbeck “Furore”, 1939

Pomigliano, Campania, Italia, 2010 (?)

[…]

Fabrizio Cappuccini