Martedì, Febbraio 21, 2012 Lunedì, Dicembre 13, 2010

E due più due fa sempre cinque.

Sei un tale sognatore
Da voler mettere a posto il mondo?
Io resterò per sempre a casa
Dove due più due fa sempre cinque
Giacerò lungo linee già tracciate
Mi mimetizzerò
Gennaio ha piogge d’aprile
E due più due fa sempre cinque
E’ il regno del diavolo, ora
Non c’è via d’uscita
Puoi urlare e puoi gridare
E’ troppo tardi, ormai
Perché
Non hai prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Non hai prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Non hai prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Non hai prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Prestato attenzione
Cerco di cantare ma sbaglio tutto
Perché non sono capace
Perché non sono capace
Li schiaccio come mosche
Ma come le mosche, tornano a perseguitarmi
Perché non sono capace
Perché non sono capace
Tutti salutano il ladro
Tutti salutano il ladro
Ma io non lo sono!
Ma io non lo sono
Ma io non lo sono
Ma io non lo sono
Non mettere in dubbio la mia autorità, non mettermi sul banco degli imputati
Perché non lo sono
Perché non lo sono
Va’ dal re a dirgli che il cielo sta crollando
Quando non è vero
Quando non è vero
Quando non è vero
Quando non è vero
Forse no
Forse no

Radiohead - 2+2=5

Jacopo Paoletti

Giovedì, Dicembre 2, 2010 Martedì, Novembre 16, 2010

La protesta di Paola Caruso, giornalista precaria al Corriere della Sera, va avanti. Oggi sarà il suo quarto giorno di sciopero della fame.

http://paolacars.tumblr.com

ITALIANO

Sono Paola Caruso e questo è il mio terzo giorno di sciopero della fame.

Ho lavorato per sette anni per il Corriere della Sera, prima come freelance, poi come collaboratrice precaria.

Se ho iniziato la protesta è perché non voglio pensare di essere precaria a vita.
La mia situazione è disperata almeno quanto il mio gesto, ed è la condizione di tanti come me, che affrontano ogni giorno i miei stessi problemi senza nemmeno poterne parlare liberamente.

E questo non riguarda soltanto l’editoria, ma la maggior parte dei settori dell’economia.

Quello che sto facendo non è soltanto per migliorare la mia condizione lavorativa o professionale, ma per rendere noto un problema diffuso quanto sotterraneo, che è quello del precariato in Italia.

Pertanto ho intenzione di andare fino in fondo, per l’affermazione di un principio costituzionale che per me è molto importante: il diritto di svolgere il proprio lavoro con la giusta dignità.

La mia voce oggi è solo una flebile voce, ma potrebbe diventare un grido, se condiviso, oppure morire nell’indifferenza.

Grazie per avermi ascoltata.

ENGLISH

My name is Paola Caruso and this is my third day on hunger strike.

I have worked for seven years in Corriere della Sera, at first as a freelance worker, later as a temporary employee.

I started this protest because I don’t want to remain a temporary employee for life.
My situation is desperate, as is my action, and it is the situation of many people like me, who face the same problems every day without even being able to speak about the matter freely.

And this isn’t just about Publishing, it concerns many fields of the economy in my country.

What I am doing isn’t aimed to better my working or professional situation, it is aimed to highlight a problem which is as widespread as it is kept underground: the issue of temporary employment in Italy.

Therefore I am determined not to give up, for the achievement of a Constitutional principle which I believe is very important: the right of carrying out my own job with dignity.

My voice today is only a weak voice, but it could become a shout if it is shared, or it could die in indifference.

Thank you for listening.

DEUTSCH

Ich heiße Paola Caruso und das ist mein dritter Tag Hungerstreik.

Ich habe sieben Jahre lang für den Corriere della Sera gearbeitet, zuerst als Freelance, dann als Angestellte mit befristetem Arbeitsverhältnis.

Meine Situation ist mindestens so verzweifelt wie meine Geste, und entspricht der Lage von vielen anderen, die jeden Tag denselben Problematiken entgegentreten, ohne frei darüber sprechen zu können.

Diese Lage betrifft nicht nur das Verlagswesen, sondern die meisten Sektoren der Wirtschaft meines Landes.

Was ich mache, hat nicht so sehr mit meiner persönlichen Situation zu tun, d.h. mit meiner Arbeit, sondern mit den in Italien so verbreiteten befristeten Arbeitsverhältnissen.

Deshalb habe ich die Absicht, meine Ideen nicht aufzugeben, zur Bejahung eines Prinzips unseres Grundgesetzes, das für mich sehr wichtig ist, d.h. das Recht meine Arbeit würdevoll zu verrichten. Meine Stimme ist heute nur eine leise Stimme, aber sie könnte ein Schrei werden, wenn man mein Meinung teilte, oder in der Gleichgültigkeit sterben.

Ich danke allen, die mir zugehört haben.

Altri link:
- http://siamoprecari.pbworks.com/w/page/32550941/Paola-Caruso
- http://www.facebook.com/pages/Io-sono-Paola/161629773874383
- http://friendfeed.com/siamo-con-paola-caruso

Sabato, Novembre 13, 2010 Venerdì, Luglio 2, 2010
California, United States of America, 1933
Capitolo 24 […] Il babbo e lo zio John stavano chiacchierando in un crocchio di uomini accoccolati davanti all’ufficio dell’amministratore. Il babbo diceva: <per un pelo non s’è trovato lavoro, oggi. Fossimo arrivati qualche minuto prima, ci prendevano. Ne avevano presi due proprio allora. E sapete cosa mi dice il padrone? Mi fa: ‘abbiamo ingaggiato dei lavoranti a venticinque cents; ne potremmo prendere altri, ma a venti cents; ditelo ai vostri compagni nell’accampamento’ >” Gli ascoltatori, accoccolati, si agitarono nervosamente. Un omone dalle spalle larghe, con un cappellaccio a larga tesa calato sugli occhi, si battè il pugno sul ginocchio ed esclamò: <Sempre la stessa storia, maledizione! E il male è che li troverà, prenderà dei morti di fame. Venti cents l’ora non bastano a sfamare una famiglia, ma quando si ha fame, s’accetta qualunque paga, piuttosto che niente del tutto. Se continua così, tra poco toccherà a noi pagare i padroni, per lavorare.> […]
[…]
Capitolo 26 […] <Sicuro, abbiamo fatto un dollaro e mezzo>. Un sordo silenzio riempì la tenda. Casey volto la testa verso l’ingresso, e guardò nel buio della notte. <Senti Tom,> disse infine. <Noi abbiamo lavorato nel ranch. Ci avevano preso a cinque cents. Eravamo in parecchi. Bè, ci hanno ridotto la paga a metà. E mica si può neanche mangiare con due cents e mezzo, e se poi ci son dei bambini…Così abbiamo protestato e loro ci han mandato via e ci han fatto piovere addosso un reggimento di sbirri . Adesso a voi pagano cinque cents, e va bene. Ma quando saranno riusciti a soffocare questo sciopero qui, ti credi che continueranno a pagare cinque?> <Non so,> disse Tom, < ora pagano cinque>. <Senti Tom. Noialtri s’è provato ad attendarci insieme, e ci hanno dispersi come porci. Ci hanno picchiati. Ci hanno trattati proprio come porci. Ma anche voi vi hanno messo dentro come un branco di porci. Noi non possiamo continuare lo sciopero ancora per molto, c’è della gente che non mangia da almeno due giorni. Che fai, conti di tornare dai tuoi stasera?><Penso di sì><Allora racconta a tutti come stanno le cose, Tom. Fai capire a tutti quanti che ci fanno morir di fame noi, non solo, ma fanno del danno anche a se stessi. Perchè è sicuro, quant’è vero Dio, che appena fanno tanto di liberarsi di noi, abbassano anche a voi la paga a due cents e mezzo.> […]
John Steinbeck “Furore”, 1939
Pomigliano, Campania, Italia, 2010 (?)
[…]
Fabrizio Cappuccini

California, United States of America, 1933

Capitolo 24 […] Il babbo e lo zio John stavano chiacchierando in un crocchio di uomini accoccolati davanti all’ufficio dell’amministratore. Il babbo diceva: <per un pelo non s’è trovato lavoro, oggi. Fossimo arrivati qualche minuto prima, ci prendevano. Ne avevano presi due proprio allora. E sapete cosa mi dice il padrone? Mi fa: ‘abbiamo ingaggiato dei lavoranti a venticinque cents; ne potremmo prendere altri, ma a venti cents; ditelo ai vostri compagni nell’accampamento’ >” Gli ascoltatori, accoccolati, si agitarono nervosamente. Un omone dalle spalle larghe, con un cappellaccio a larga tesa calato sugli occhi, si battè il pugno sul ginocchio ed esclamò: <Sempre la stessa storia, maledizione! E il male è che li troverà, prenderà dei morti di fame. Venti cents l’ora non bastano a sfamare una famiglia, ma quando si ha fame, s’accetta qualunque paga, piuttosto che niente del tutto. Se continua così, tra poco toccherà a noi pagare i padroni, per lavorare.> […]

[…]

Capitolo 26 […] <Sicuro, abbiamo fatto un dollaro e mezzo>. Un sordo silenzio riempì la tenda. Casey volto la testa verso l’ingresso, e guardò nel buio della notte. <Senti Tom,> disse infine. <Noi abbiamo lavorato nel ranch. Ci avevano preso a cinque cents. Eravamo in parecchi. Bè, ci hanno ridotto la paga a metà. E mica si può neanche mangiare con due cents e mezzo, e se poi ci son dei bambini…Così abbiamo protestato e loro ci han mandato via e ci han fatto piovere addosso un reggimento di sbirri . Adesso a voi pagano cinque cents, e va bene. Ma quando saranno riusciti a soffocare questo sciopero qui, ti credi che continueranno a pagare cinque?> <Non so,> disse Tom, < ora pagano cinque>.
<Senti Tom. Noialtri s’è provato ad attendarci insieme, e ci hanno dispersi come porci. Ci hanno picchiati. Ci hanno trattati proprio come porci. Ma anche voi vi hanno messo dentro come un branco di porci. Noi non possiamo continuare lo sciopero ancora per molto, c’è della gente che non mangia da almeno due giorni. Che fai, conti di tornare dai tuoi stasera?>
<Penso di sì>
<Allora racconta a tutti come stanno le cose, Tom. Fai capire a tutti quanti che ci fanno morir di fame noi, non solo, ma fanno del danno anche a se stessi. Perchè è sicuro, quant’è vero Dio, che appena fanno tanto di liberarsi di noi, abbassano anche a voi la paga a due cents e mezzo.> […]

John Steinbeck “Furore”, 1939

Pomigliano, Campania, Italia, 2010 (?)

[…]

Fabrizio Cappuccini